Articolo di Gianni Lussoso
ENZO TRIFOLELLI CREATORE DEL FOTOTEMPISMO
HA APPREZZATO IL LAVORO DI MARIO PERROTTI
La tecnica fotografica si evolve costantemente, passando dalle lunghe esposizioni del dagherrotipo all’istantaneità del digitale, con i sensori elettronici che hanno rivoluzionato il modo di catturare e condividere le immagini
Oggi, l’evoluzione continua con l’integrazione di IA, realtà aumentata e droni, rendendo la fotografia più accessibile, potente e integrata nella nostra vita quotidiana.
L’amico Mario Perrotti, professore aquilano trapiantato a Roma, ora in pensione, coltiva da tempo la passione fotografica e mi ha inviato un suo “scatto” che è piaciuto a Enzo Trifolelli del Circolo Fotografico Photosophia che ha proposto agli appassionati un viaggio nel Tempo e nello Spazio della fotografia che, come in un balzo, ci conduce nel terzo millennio alla scoperta di un nuovo utilizzo della fotocamera che ora, attraverso il “Gesto”, genera il “Segno”, come in tutte le discipline artistiche.
Avere il consenso tecnico di Trifolelli ha senza dubbio soddisfatto Mario Perrotti che è sempre alla ricerca di un suo personale miglioramento ma che, per carattere, è sempre dubbioso sulle sue reali capacità fotografiche ed ha bisogno di conferme che non sarebbero necessarie vista la sua particolare bravura.
Trifolelli è noto per la sua innovativa teoria e pratica fotografica, il “FoTotempismo”, che esplora il gesto nella fotografia come fusione di spazio e tempo cercando una nuova libertà espressiva che superi i limiti prospettici tradizionali e le regole estetiche convenzionali, unendo scienza e arte per comunicare sensazioni ed emozioni inedite.
Osservo e studio la foto realizzata da Mario Perrotti e mi tornano in mente alcuni colloqui telefonici avuti per cercare di avere io la consapevolezza di questo nuovo modo di fotografare.
Dalle sue parole ho inteso che è l’uomo ad attribuire valore e significato a tutto ciò che realizza, attraverso scelte libere e consapevoli, guidando il “Gesto” con il quale intende realizzare ciò che si è prefissato.
Per meglio entrare nello spirito del FoTotempismo e assimilare i concetti chiave mi sono documentato anche attraverso il libro di Trifolelli pubblicato nel 2020 dal titolo: “FoTotempismo. Il gesto nella fotografia tra scienza e arte”.
Quindi la fotografia è vista come la sintesi di punto di ripresa (spazio) e tempo di esposizione (tempo).
L’obiettivo è liberare la macchina fotografica dalla sua prigione prospettica, esplorando nuovi modi di vedere e rappresentare la realtà. Il gesto dell’autore diventa centrale, unendo l’atto fisico della fotografia con la dimensione concettuale e artistica.
In parole povere: Il FoTotempismo è una filosofia fotografica di Enzo Trifolelli che mira a superare le convenzioni attraverso una profonda esplorazione del rapporto tra spazio e tempo ed è una disciplina artistica e una tecnica fotografica teorizzata e sviluppata proprio da Trifolelli.
Mario Perrotti ha assorbito i suoi insegnamenti ed è riuscito a sviluppare iI gesto tecnico che si basa sul principio del movimento controllato della fotocamera durante lo scatto per catturare la dimensione temporale e spaziale del gesto in un’unica immagine.
Il che significa che non si tratta di una semplice esposizione prolungata, ma di una ricerca volta a comunicare sensazioni ed emozioni esplorando “nuovi orizzonti” espressivi che superano la staticità della fotografia tradizionale.
Il futuro del Fototempismo si muove verso una maggiore libertà espressiva, sfidando la rigidità della fotografia tradizionale, e si fonde con l’arte concettuale, utilizzando la tecnologia per superare la rappresentazione statica e indagare la nostra percezione del tempo, con un forte legame tra l’autore, il soggetto e lo spazio.
In sintesi, il FoTotempismo continuerà a evolversi come un’arte che unisce tecnica e concetto, utilizzando la manipolazione del tempo e dello spazio per svelare nuove verità sull’esistenza e sul movimento in un mondo sempre più veloce.
Il futuro del foTotempismo è strettamente legato alla capacità del fotografo a catturare, con il “gesto” cr
eativo, con una precisione sempre maggiore.
Il movimento continuerà a diffondersi attraverso workshop e corsi pratici per insegnare ai fotografi come utilizzare i tempi di esposizione e il movimento della fotocamera come “pennelli” digitali e questo, penso, sarà il principale impegno del “Maestro” Trifolelli che Mario Perrotti continuerà a seguire con rinnovato entusiasmo, specie dopo l’apprezzamento avuto dal suo mentore.
Gianni Lussoso




